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La Provincia Pavese “Coronavirus”

Pubblicato il 09/03/2020
La Provincia Pavese  “Coronavirus”

Da FEBBRAIO la farmacia Vaiani collabora con il giornale stilando ogni mese un articolo scritto dal dott. Vaiani Cesare

ARTICOLO MARZO:

Coronavirus: che cos’è e come ridurre il rischio di contagio

Un nuovo Coronavirus ha fatto scattare l’emergenza globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Vediamo di cosa si tratta e quali precauzioni adottare.

La situazione dell’epidemia internazionale di Coronavirus è in continuo divenire. Ancora poco si conosce sulla natura del nuovo virus, sui sintomi e sulle modalità di trasmissione, e per questo risulta difficile farne un quadro esaustivo.

Facciamo il punto della situazione e di quali sono i modi per ridurre il rischio di contagio.

Cos’è il Coronavirus - I Coronavirus fanno parte di una famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal semplice raffreddore a infezioni più aggressive, come la Sindrome Respiratoria del Medio Oriente (MERS) e la Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS), responsabile di un’epidemia che fece spaventare tutto il mondo nel 2003. ll nuovo Coronavirus, è simile per oltre il 76% al DNA del virus della SARS, anche se il tasso di mortalità è invece contenuto, per il momento, per il momento si attesta intorno al 3%, contro l’10% della SARS.

I sintomi dell’infezione - Il Coronavirus 2019 inizialmente causa sintomi simili a un’influenza, che comprendono:

raffreddore, febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie.

In alcuni casi, però, la malattia progredisce e dalle prime via aeree raggiunge le strutture più interne dei polmoni, infiammandole e causando polmoniti anche molto gravi.

Nel caso di casi sospetti, le strutture sanitarie dispongono di test diagnostici adeguati subito disponibili. Per la Lombardia è già stata messa a punto una task force per riconoscere e affrontare possibili casi di coronavirus, con 3 laboratori dove trasmettere i campioni da analizzare e 17 reparti di Malattie infettive di riferimento per la presa in carico di eventuali pazienti.

Come si trasmette il virus - L’aspetto più complicato da gestire riguarda però la contagiosità del virus, e quindi il suo contenimento. Il virus si trasmette attraverso: la saliva, con tosse e starnuti; per contatto delle mani che hanno toccato superfici contaminate dal virus con le mucose (occhi, naso, bocca).

Come ridurre i rischi del contagio - Poiché non c’è un vaccino e ancora poco si conosce sul nuovo virus, l’epidemia può essere arginata solo attraverso l’identificazione e l’isolamento dei casi sospetti. Se nelle due settimane successive al ritorno da un viaggio nelle zone a rischio si dovessero presentare sintomi respiratori, il Ministero della Salute raccomanda di chiamare il numero 1500 e adottare misure per minimizzare il contagio: indossare una maschera chirurgica se si è in contatto con altre persone, utilizzare fazzoletti usa e getta per tossire o starnutire, lavarsi spesso le mani.

Coronavirus: cerchiamo di fare chiarezza

I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie più gravi. Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie.

La veloce diffusione del coronavirus SARS- CoV-2, partita dalla Cina e arrivata anche in Italia, sta creando un certo allarmismo in tutto il mondo. Nessun essere umano è immune; per questo virus non esiste ancora un vaccino e nemmeno un farmaco. Non solo, a differenza dell'influenza stagionale, il coronavirus, se nell'80% dei casi si manifesta con sintomi blandi e gestibili, nel 20% delle persone causa seri problemi respiratori tali da richiedere il ricovero (il virus agisce sulle vie aeree più profonde). Nel 5% dei casi si arriva addirittura alla terapia intensiva», percentuali dunque ben superiori se paragonati con l'influenza stagionale.

 

MA QUAL E' LA DIFFERENZA TRA CONTAGIO E MALATTIA Quando una malattia infettiva comincia a circolare, sono moltissime le persone contagiate, quelle che "prendono il virus", soprattutto quando il virus è totalmente nuovo, come accade nel caso del SARS-CoV-19. Quando il virus ha già circolato, come succede ogni anno per l'influenza stagionale, il contagio è ridotto e ostacolato dalle molte persone, adulti e bambini, che hanno già incontrato il virus negli anni precedenti o che sono state vaccinate. Queste persone hanno sviluppato una risposta immunitaria difensiva. In altre parole, hanno prodotto anticorpi che permettono loro di riconoscere il virus quando lo incontrano e di bloccarlo. In questo modo, non evitano soltanto di venire contagiati ma rallentano anche la circolazione del virus funzionando come un vero e proprio ostacolo: arrestano il virus che, per circolare, deve cercare altre strade. E spesso non le trova e si perde. Perciò per quanto riguarda il Covid-19 I NUMERI DEI CONTAGIATI AUMENTERANNO. QUESTO E' PREVEDIBILE E NORMALE.

Ma contagio non significa malattia. Tanto meno malattia grave. In primo luogo, il nostro sistema immunitario, anche se incontra un virus per la prima volta e non è stato vaccinato, ha comunque meccanismi di difesa che prendono il nome di "immunità naturale" o "immunità innata". Nel passato, quando non c'erano ancora né vaccini né medicine realmente efficaci, le terribili epidemie di peste descritte dal Manzoni nei "Promessi sposi" contagiavano un po' tutti ma la maggior parte della popolazione non prendeva la peste o la superava. Si difendeva con l'"immunità innata".

PERCHE' LA QUARANTENA LE MISURE SERVONO A RALLENTARE I CONTAGI. Una volta contagiati, adulti e bambini possono trasmettere il virus agli altri. Insomma, sono contagiosi: per questo motivo, vengono "messi in quarantena". Nel caso del nuovo Coronavirus vengono isolati per 14 giorni, considerato il tempo massimo per il periodo di incubazione, vale a dire il tempo che intercorre tra l'esposizione al virus - il contagio – e la comparsa dei sintomi della malattia. L'obiettivo è chiaro: rallentare e circoscrivere il più possibile la circolazione del virus. Nell’ipotesi che si dovesse ammalare (o mettere in quarantena) il 20% della popolazione italiana, si bloccherebbero i servizi, si intaserebbero gli ospedali e si darebbe un grosso colpo alla produttività del Paese. Ecco dunque il senso delle misure restrittive.

 

In definitiva mentre aumentano i casi di Coronavirus in Italia, a preoccupare sono soprattutto i posti nei reparti di terapia intensiva, cioè quelli che sono attrezzati per ricevere e curare i casi più gravi.